Paola Taufer

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Perché continuiamo a parlare di violenza domestica?

Violenza sulle donne, violenza coniugale o violenza domestica

Il fenomeno della violenza domestica (denominazione recentemente considerata più appropriata di violenza di genere) è sempre esistito. Tuttavia negli ultimi anni la percezione della gravità di tale fenomeno è apparsa di fondamentale importanza. Questo perché finalmente si è giunti ad una visione più completa dell’accaduto, riuscendo a capirne le reali dimensioni.

Non si tratta più, come veniva considerata un tempo, di un fatto privato, ma di un comportamento culturalmente aberrante, che trascina donne ed intere famiglie in un vortice di violenza senza fine. E solamente con il chiaro obiettivo di interrompere questo vortice, si può apportare un reale cambiamento.

Finché, infatti, prevarranno stereotipi che portano a differenze di genere nei ruoli, nel potere, nel diritto e nella dignità della persona, non si potrà fare alcun passo avanti.

Uomini e donne sono diversi, e non solo anatomicamente. Hanno modalità di comportamento, linguaggio e visione del mondo, in gran parte determinate culturalmente.

La spirale della violenza è determinata in comportamenti tipici nelle tre fasi del “ciclo della violenza”:

Partner maltrattante con una prima fase di accrescimento della tensione, caratterizzato da critiche, minacce, urla, grida o anche mettere il broncio, essere di cattivo umore. Vi può essere anche la mancanza di manifestazione di affetto, fino alla rottura di oggetti.

La seconda fase è l’esplosione della violenza attraverso maltrattamento fisico e psicologico, quindi dal picchiare, percuotere, soffocare, umiliare, segregare o sortire entrambe le forme di violenza fisica e psicologica, nello stupro.

Vi è però anche la terza fase, quella del pentimento, in cui il carnefice supplica la vittima di essere perdonato, promette che non accadrà più, torna a casa con fiori o regali. E’ questa la fase che porta ad un ripensamento, nella donna, e concede di ricominciare.

Solitamente l’uomo, dopo un breve periodo di tranquillità, torna a ripetere le azioni del ciclo, più e più volte.

Come nella disintossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, anche l’uomo che perpetra violenza in ambito domestico, va aiutato. I migliori percorsi di cambiamento sono infatti stati sviluppati prendendo in carico uomini autori di violenza contro le donne (es. associazionerelive.it), poiché non è abbastanza allontanare la donna dall’uomo brutale.

Ma serve fare molto di più: affinché diminuiscano sempre più i casi di maltrattamento domestico, serve iniziare dalle scuole e dai bambini. Sono infatti necessari programmi che permettano di sviluppare fin da giovanissimi la reale parità dei generi, superando condizionamenti che, nell’arco dei secoli, hanno portato all’errato modello di differenza tra uomo e donna, in termini di diritto, forza e dignità.

I preconcetti sono duri a morire, ma una mente aperta, equilibrata e lungimirante sa che solo capendo le differenze e utilizzando le peculiarità di ognuno si potrà entrare in una nuova era, libera da violenza domestica.

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Una testimonianza: Marito amore incubo